Leon seti presenta Oh London!
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Raccontaci
l’iter del processo creativo che segui per la creazione di un brano.
Il mio iter parte sempre dal suono e dalla melodia e armonia. Una
volta stabilite quelle ci scrivo delle parole sopra e poi porto tutto da
Saverio Zacchei, il mio producer, e ci lavoriamo insieme.
• A
quale genere musicale appartieni?
il mio genere musicale é senza dubbio il pop. Che io amo alla
follia, e rigorosamente elettronico.
• La tua
musica da dove prende ispirazione?
La mia musica prende ispirazione dalla mia vita, da quello che
passo, e da quello che ascolto. Sonicamente invece devo partire sempre da uno
spunto sonoro nuovo, un suono strano o un qualcosa che mi accenda
l’immaginazione.
• Ora
che l’estate è finita che suono ha August?
August é una canzone che parla di nostalgia e ricordi, quindi non
appartiene solo all’estate. Per me va bene in qualunque momento.
• come
gestisci l’ansia da prestazione prima di una performance?
Ultimamente non suono molto, quindi mi manca l’ansia da
prestazione. é una sensazione che mi piace, mi piace il dovermi esprimere sul
palco. ma il momento piú bello arriva dopo le prime note, prese quelle, diventa
tutto piú piacevole.
Come si
struttura una tua performance dal vivo?
Una mia performance dal vivo di solito include me e un musicista
che gestisce le tracce e gli strumenti dal mio computer, e io che canto e mi
muovo liberamente. Una cosa abbastanza eterea.
L’EP
"Oh, London", il nuovo EP di Leon Seti, è un’esaltazione poetica della tarda estate: quella fase
sospesa tra la luce e la malinconia, dove i giorni sembrano allungarsi
nell’aria calda e i ricordi iniziano già a sbiadire. Quattro tracce intime e
cinematografiche raccontano emozioni effimere e nostalgiche, tipiche di una
stagione che si spegne lentamente, lasciando spazio ai sogni, all’attesa e a
una dolce inquietudine.
L’EP
si apre con “August”, il primo
singolo, che ne definisce subito l’atmosfera: calda, avvolgente, come il vento
di fine agosto. Il brano è un racconto delicato di un amore passato, tra
sussurri elettronici e malinconie luminose.
Segue
“Bluffer”, una traccia travolgente e
giocosa, che si fa portavoce di una rabbia euforica: cori stratificati e synth
brillanti creano un inno liberatorio che sbeffeggia tutti i detrattori di Seti
e la sua esperienza nel mondo della musica.
La
title track, “Oh, London”, arriva
come una brezza al tramonto. Parte tranquilla, cresce lentamente e si apre in
un finale corale con un beat e campane che richiamano la capitale britannica.
Il brano è una riflessione intensa sul rapporto ambivalente che Leon Seti
intrattiene con la città che lo ha accolto per anni: un intreccio profondo di
amore, frustrazione, crescita e conquista e che, come dice nel pezzo, lo riporta
sempre allo stesso punto.
A
chiudere il progetto è “Universe”,
una sorta di notturno stellare, come la sera di San Lorenzo: una ballata che
volge lo sguardo al cielo, riflettendo sull’amore e sul nostro posto
nell’infinito. Una canzone dedicata al partner di Leon che ci ricorda quanto
siamo grandi e piccoli allo stesso tempo, parte dello stesso universo.
Con
questo nuovo lavoro, Leon Seti si presenta come una divinità dell’estate
tardiva: un’immagine mitica e contemporanea, con spighe tra i capelli e melodie
cariche di speranza, desiderio e luce lontana.
Leon:
“Oh, London è un piccolo rituale pop, un invito a perdersi nei ricordi e nelle
promesse dell’estate che finisce e un assaggio di quello che verrá.”

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