Atom Lux
Voidgaze Dopamine Salad
https://open.spotify.com/intl-it/album/64Y8KzprtJzLOStLQP7kCS?si=0ho9aKmaQLS0htE_uacqig
Voidgaze Dopamine Salad è un album che trova la sua identità nella
costruzione tecnica di ogni singola traccia, ognuna organizzata come un piccolo
laboratorio sonoro. Pointless Madness apre il disco con un impianto
hard-psych immediato: distorsioni dense, synth acidissimi e una ritmica
quadrata che sostiene un testo visionario, mentre i cori compressi creano un
effetto “spinta” continuo. Bad Snake Good Snake lavora invece sulla
ripetizione: il riff circolare evoca il movimento del serpente e il poliritmo
3-4-7 introduce una complessità ritmica che spezza la linearità senza perdere
coesione.
Con Death by Small Talk si entra in una scrittura modulare: sezioni
apparentemente scollegate, volute fratture narrative che diventano struttura
musicale, sostenute da una Rickenbacker arpeggiata in stereofonia e una ritmica
irrequieta. Black Mirror applica un crescendo timbrico: voci
ipersature, delay spinti e chitarre che si sporcano progressivamente fino a un
climax distopico perfettamente coerente con il tema. J.I.B.B.E.R.I.S.H.
è un esercizio di citazionismo tecnico e stilistico: timbri, riferimenti
beatlesiani e layering vocale costruiscono un brano che, pur giocoso, è
calibrato con attenzione.
Il Lato B apre con Dance Plague Delirium, che parte rarefatto e si
compatta in un corpo rock di chitarre in delay e ritmica essenziale. Stoned
Monkey Heritage integra timbri brillanti, basso glissato e synth acidi per
creare un soft-stoner leggero, quasi danzante. Spaghettification Apocalypse
utilizza progressioni psichedeliche e aperture spaziali per evocare la
singolarità gravitazionale, mentre Mandelbrot! Mandelbrot! è un
vortice fuzz/post-grunge costruito su saturazioni massicce e voci filtrate.
Chiude Toxic Easter Bunny, episodio psych-garage con uso mirato di
saturazioni e batterie dirette, perfetto per restituire il carattere grottesco
del racconto.
Brano dopo brano, Atom Lux mostra un controllo notevole della timbrica e
della costruzione modulare delle tracce, trasformando ogni pezzo in un
microcosmo che alimenta la coerenza di un album volutamente instabile ma
tecnicamente molto consapevole.


