sabato 29 novembre 2025

 


Atom Lux

Voidgaze Dopamine Salad

https://open.spotify.com/intl-it/album/64Y8KzprtJzLOStLQP7kCS?si=0ho9aKmaQLS0htE_uacqig

Voidgaze Dopamine Salad è un album che trova la sua identità nella costruzione tecnica di ogni singola traccia, ognuna organizzata come un piccolo laboratorio sonoro. Pointless Madness apre il disco con un impianto hard-psych immediato: distorsioni dense, synth acidissimi e una ritmica quadrata che sostiene un testo visionario, mentre i cori compressi creano un effetto “spinta” continuo. Bad Snake Good Snake lavora invece sulla ripetizione: il riff circolare evoca il movimento del serpente e il poliritmo 3-4-7 introduce una complessità ritmica che spezza la linearità senza perdere coesione.

Con Death by Small Talk si entra in una scrittura modulare: sezioni apparentemente scollegate, volute fratture narrative che diventano struttura musicale, sostenute da una Rickenbacker arpeggiata in stereofonia e una ritmica irrequieta. Black Mirror applica un crescendo timbrico: voci ipersature, delay spinti e chitarre che si sporcano progressivamente fino a un climax distopico perfettamente coerente con il tema. J.I.B.B.E.R.I.S.H. è un esercizio di citazionismo tecnico e stilistico: timbri, riferimenti beatlesiani e layering vocale costruiscono un brano che, pur giocoso, è calibrato con attenzione.

Il Lato B apre con Dance Plague Delirium, che parte rarefatto e si compatta in un corpo rock di chitarre in delay e ritmica essenziale. Stoned Monkey Heritage integra timbri brillanti, basso glissato e synth acidi per creare un soft-stoner leggero, quasi danzante. Spaghettification Apocalypse utilizza progressioni psichedeliche e aperture spaziali per evocare la singolarità gravitazionale, mentre Mandelbrot! Mandelbrot! è un vortice fuzz/post-grunge costruito su saturazioni massicce e voci filtrate. Chiude Toxic Easter Bunny, episodio psych-garage con uso mirato di saturazioni e batterie dirette, perfetto per restituire il carattere grottesco del racconto.

Brano dopo brano, Atom Lux mostra un controllo notevole della timbrica e della costruzione modulare delle tracce, trasformando ogni pezzo in un microcosmo che alimenta la coerenza di un album volutamente instabile ma tecnicamente molto consapevole.

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