MARCO CATCH
“In 13 Minuti Scarsi”
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L’INTERVISTA
«Perché hai scelto un titolo che
mette così chiaramente al centro il concetto di tempo?»
Risposta: Perché il tempo è il modo che abbiamo di misurare quanto le cose
cambiano. Volevo dichiarare subito, con un pizzico di ironia, lo spazio
temporale che stavo chiedendo all'ascoltatore, sottolineando il contrasto tra
la brevità dei 13 minuti e l'intensità dei contenuti racchiusi.
«La brevità può diventare una forma
di libertà creativa, permettendo di eliminare tutto ciò che non è essenziale?»
Risposta: Assolutamente. Porre un limite temporale ti costringe al rigore:
elimina le digressioni inutili, le strutture ridondanti e costringe l'artista a
focalizzarsi solo sull'essenziale. La sintesi diventa così la massima forma di
libertà e di rispetto per l'ascoltatore.
«Quanto lavori sulla sintesi quando
scrivi i testi?»
Risposta: Lavoro moltissimo 'per sottrazione'. L'idea di base è più lunga e
ricca di dettagli, ma poi nella fase di stesura cerco di sintetizzare da subito
per salvaguardare anche la metrica, togliendo aggettivi e parole di troppo per
fare in modo che ogni frase rimasta conservi la sua utilità comunicativa.
«Ti interessa mantenere l'attenzione
dell'ascoltatore oppure preferisci lasciare che sia lui a decidere quanto
soffermarsi sulle canzoni?»
Risposta: Lascio sempre la massima libertà all'ascoltatore. Non mi interessa
imporre una fruizione 'obbligata': ciascuno vive il disco con i propri tempi e
la propria sensibilità. Io cerco senz'altro di raccontare un percorso che si
sussegue tra i diversi brani, ma senza che ogni singolo brano abbia il suo
senso compiuto.
«In fase di produzione hai cercato
un equilibrio particolare tra immediatezza e profondità?»
Risposta: Sì, è stato uno degli obiettivi principali. Abbiamo lavorato per
mantenere arrangiamenti caldi, essenziali ed immediati, basati su suoni
acustici e sulla centralità della voce, in modo che l'ascolto risultasse fluido
pur veicolando testi riflessivi e privi di sconti.
«Come cambia il tuo approccio quando
lavori a un EP rispetto a un album più lungo?»
Risposta: Un EP ti chiede una concentrazione concettuale maggiore. In un album
di 10 o 12 brani puoi permetterti variazioni di genere, momenti di passaggio o
trame secondarie; in un EP di 4 pezzi ogni traccia deve essere un pilastro
fondamentale del lavoro.
«Credi che oggi sia più difficile
concedersi il tempo necessario per ascoltare davvero un disco?»
Risposta: Sì, il ritmo della fruizione musicale odierna è spesso frammentato e
veloce, schiacciato dai singoli. Proprio per questo 'In 13 Minuti Scarsi' si
propone come un'esperienza di ascolto completa e racchiusa in un tempo
sostenibile: un piccolo manifesto per riappropriarsi dell'ascolto dedicato.
«Che cosa speri che il pubblico
scopra tornando ad ascoltare questo lavoro una seconda volta?»
Risposta: Spero che scopra le connessioni sottili tra i brani: la continuità
tra la tempesta interiore di 'Vortice', l'amarezza di 'Ci Spero Sempre', la
dolcezza nostalgica di 'Per Le Strade' e la spinta al cammino di 'Il Gitano'.
Mi auguro che al secondo ascolto la percezione non sia più quella di quattro
brani separati, ma di un unico racconto in quattro capitoli.
BIOGRAFIA
Marco Catch è un cantante e compositore attivo sulla scena musicale dai
primi anni Duemila. Dal 2010 al 2015 è la voce della rock band Borderline, con cui si
aggiudica diversi contest del circuito underground, tra cui Rock Targato
Italia, Band of the Year e Zombie Rock, arrivando a esibirsi su palchi come
l’Alcatraz di Milano e il Forum di Assago.
Nel
2023 intraprende il proprio percorso solista, orientandosi verso un
cantautorato sperimentale nel quale confluiscono la sua esperienza rock e una
ricerca musicale più personale. Dal 2024 è inoltre la voce degli Oslavia, formazione
alternative rock con cui pubblica nuova musica e porta avanti un’intensa
attività live.
